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Sviluppo e Crescita

Lo sviluppo è il processo tramite il quale gli esseri umani usano la loro conoscenza, comprensione e capacità per migliorare la qualità degli ecosistemi con i quali interagiscono, comprese le altre componenti della natura.
Lo sviluppo consiste nel perseguimento di valori e convinzioni necessari per la vita (per esempio, equità e inclusione sociale, unità e diversità, democrazia e giustizia, libertà e solidarietà, integrità e diversità ambientale) tramite norme e modi di agire.
La condivisione di valori, convinzioni, norme e modi agire è l’essenza della cultura come insieme di scelte individuali e collettive (auto-organizzazione) che riguardano le condizioni di appartenenza a uno specifico ecosistema (cittadinanza locale).
L’integrazione di culture diverse, anche tra loro conflittuali, è l’essenza della civiltà come insieme di scelte (co-evoluzione) che riguardano le condizioni di appartenenza all’ecosistema Terra (cittadinanza globale).
Lo sviluppo è qualitativo. Tenendo presente l’orientamento a valori e convinzioni in un dato tempo ed ecosistema, è possibile valutarne la loro traduzione in norme e azioni, nonché il loro impatto in tempi successivi sull’ecosistema interessato.
La capacità umana di gestire consapevolmente lo sviluppo è la garanzia più grande per l’ecosistema, quando è diretta a mantenere risorse e servizi della natura necessari alle presenti e future generazioni.
Da tale assunto deriva la definizione universale di sviluppo sostenibile: “uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”
Lo sviluppo non va confuso con la crescita.
La crescita consiste nell’aumento di beni e servizi (per esempio, ambientali, produttivi, tecnologici, sociali, culturali e per la salute) tramite le attività umane.
La crescita è quantitativa poiché tiene presente l’ammontare di beni e servizi in un dato tempo ed ecosistema. È quindi possibile misurare il loro aumento o la loro riduzione in tempi successivi.
La fiducia umana su una crescita lineare, continua e senza limiti è il rischio più grande per gli ecosistemi naturali, che hanno risorse e servizi esauribili.
Può esserci crescita (per esempio, reddito e consumi) senza sviluppo (per esempio, sperequata distribuzione del reddito, povertà e inquinamento). Similarmente, ci può essere sviluppo (per esempio, migliori condizioni ambientali e di salute) senza crescita o con decrescita (per esempio, assenza o riduzione di produzione e consumo nocivi all’ambiente e agli esseri viventi).
La confusione tra crescita e sviluppo è cresciuta nelle culture occidentali, specialmente negli ultimi duecento anni. Essa ha influenzato fortemente molte altre culture e regioni del mondo. Ha sottovalutato i rischi di ridurre la disponibilità di risorse naturali in rapporto all’aumento e ai ritmi di produzione e consumo, rivelando la prevalenza del pensiero economico su quello ecologico.
È utile allora esplorare i significati di economia, ecologia ed ecosistema, formati dai termini greci “oikos” (casa), “nomia” (regola), “logos” (ragionamento, discorso) e “synistemi” (mettere insieme).
Gli esseri umani stabiliscono regole di gestione (economia) secondo valori (ecologia) che mettono insieme tutte le componenti, umane e non, della casa comune (ecosistema). Di conseguenza, più debole è il pensiero ecologico, più alto è il rischio che le attività umane compromettano l’ecosistema.
Per il Buddismo, l'economia va finalizzata alla "esistenza giusta" (Right Livelihood): semplicità e non violenza, consumi e produzione in grado di soddisfare i bisogni umani, tramite un uso saggio di tutte le risorse (good thinking, right understanding and right thought).
Nella filosofia induista, il termine dharma indica un sistema di vita basato su armonia tra umanità e natura, equità e fratellanza, libertà di pensiero e saggezza, comprensione reciproca.
La filosofia di Gandhi persegue il benessere di tutti gli esseri viventi in armonia con la natura (sarvodaya), basato su libertà, auto-governo e auto-disciplina (swaraj), tramite indipendenza, fiducia in se stessi e nelle risorse locali, impegno e solidarietà verso il vicino (swadeshi); una filosofia che riecheggia principi buddisti, induisti, giainisti, nonché cristiani e islamici.
In Bhutan, lo sviluppo è inteso come felicità, visione olistica di qualità della vita come bene pubblico, il cui progresso dipende dalla fioritura delle relazioni tra l’umanità e le altre componenti degli ecosistemi.
Ibn Khaldun analizzò il processo dinamico dei sistemi sociali usando termini arabi che sono generalmente intesi e tradotti come prosperità, fioritura e promozione di vita (umran) per la solidarietà e l’armonia sociale (asabiyah).
Nelle comunità fulbe dell’Africa occidentale, lo “stare bene insieme” (baamtare) è basato su solidarietà, armonia sociale e realizzazione personale.
Amartya Sen afferma che lo sviluppo è un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani per forgiare il proprio destino, aiutarsi reciprocamente, compiere scelte e agire secondo ragione anche nell’allocazione di risorse, quali quelle naturali, che sono “beni pubblici” (beni fruiti in comune).
Edgar Morin sostiene che occorre una politica di civiltà, basata sulla solidarietà tra gli esseri umani, tra loro e le altre componenti dell’ecosistema Terra. Egli afferma la necessità della metamorfosi del concetto di sviluppo in quello di “fioritura” per superare il tradizionale pensiero tecno-economico della crescita che influenza gli approcci sullo sviluppo sostenibile.
La Costituzione dell’Ecuador del 2008 celebra la Madre Terra (Pacha Mama), della quale gli esseri umani fanno parte e che è vitale per la loro esistenza. Tale Costituzione è orientata a costruire una nuova forma di convivenza, nella diversità e in armonia con la natura, per raggiungere il “buon vivere” (sumak kawsay). Una società democratica che rispetti, in tutte le sue dimensioni, la dignità delle persone e della collettività; un paese democratico impegnato nella pace e nella solidarietà con tutti i popoli della terra.