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Sostenibilità

È la riconciliazione tra l’umanità e la natura.

Come Blaise Pascal scrisse qualche secolo fa:

L’uomo ha rapporto con tutto ciò che conosce. Ha bisogno di un luogo per starci dentro, di tempo per durare, di movimento per vivere, di elementi per comporsi, di calore e di alimenti per nutrirsi, di aria per respirare. Vede la luce, sente i corpi, insomma egli è in una dipendente alleanza con ogni cosa. Per conoscere l’uomo, quindi, è necessario sapere come accade che egli abbia bisogno di aria per sussistere e conoscere l’aria, sapere da dove venga questo rapporto con la vita dell’uomo, etc.


Quello della sostenibilità è un concetto sia antico, sia nuovo.

Antico perché è presente nella storia dell’umanità sin dalle sue origini.
Elementi basilari del concetto si sostenibilità possono essere trovati in molte civiltà, filosofie, religioni, fedi e culture del mondo (Buddismo, Sufismo, Gandhismo, Induismo, Taoismo, dei Sumeri, dei Maya, delle aree Mediterranee, degli Indiani Nord Americani, etc.). Esse hanno cercato di gestire il rapporto tra umanità e natura in termini di saggezza.

Nuovo perché sta fortemente influenzando culture e civiltà di tempi relativamente più recenti, avendo sperimentato le opportunità e le difficoltà dell’era industriale.
Il concetto di sostenibilità è riapparso per la prima volta nella Conferenza sulla Biosfera a Parigi (1968). Una lunga serie di summit mondiali, conferenze internazionali, programmi, ricerche, documenti e trattati sono seguiti alla Conferenza dell’ONU sull’Ambiente Umano tenuta a Stoccolma nel 1972.

Comunque, molto più che essere una prescrizione concreta, la sostenibilità sembra essere una "idea regolativa" nel senso dato da Kant, un’idea che può dare un orientamento generale, come nel caso di prosperità o libertà o giustizia, ma che deve essere interpretata in un modo specifico in ogni concreta situazione.