Home   Chi siamo   Attività   Pubblicazioni   Links   Glossario              
 Home >  Glossario  > Inclusione Sociale, Esclusione Sociale e Povertà
Inclusione Sociale, Esclusione Sociale e Povertà
Inclusione sociale, esclusione sociale e povertà sono concetti multidimensionali e interconnessi.

L’inclusione sociale può essere definita come il processo di sviluppo verso il benessere umano attraverso cui tutte le persone accedono equamente a risorse e servizi (ambientali, sociali ed economici) secondo diritti e cittadinanza universali, giustizia sociale e ridistribuzione del reddito, partecipazione ai processi decisionali e pari opportunità in politiche chiave come quelle relative a istruzione, occupazione, protezione e assistenza sociale, sanità e cura a lungo termine, abitazione e trasporto.

L'esclusione sociale può essere definita sia come uno stato, sia come un processo dinamico in cui la scarsità di reciproca comprensione, fiducia, solidarietà e armonia tra gli individui, tra le loro identità plurali e appartenenze multiple, crea disuguaglianza e incide sulla qualità della vita delle persone e sulla coesione complessiva di una società. L'esclusione sociale riguarda le relazioni all'interno di un dato contesto sociale (ad esempio, tra persone, famiglie, gruppi, comunità, enti, amministrazioni) e tra diverse dimensioni spaziali (ad esempio, locale, regionale, nazionale e mondiale).

La povertà può essere definita come una condizione per la quale persone e comunità sono colpite da gravi forme di privazione di fondamentali bisogni umani, capacità e diritti, espressa ad esempio da basso reddito e ricchezza, mancanza forzata di beni materiali necessari per vivere in dignità, degrado ambientale, mancanza di (o limitato) accesso ai mercati del lavoro e a servizi di qualità in settori vitali (cultura, istruzione, abitazione, salute, formazione, occupazione e così via), scarse opportunità di partecipazione sociale e civile.

Tali definizioni hanno implicazioni con il quadro strategico dello sviluppo sostenibile, secondo il quale: 1) gli esseri umani sono parte integrante degli ecosistemi; 2) gli ecosistemi contribuiscono al benessere umano con funzioni e servizi vitali; 3) una privazione profonda del benessere (cioè, la povertà) è il risultato di come gli esseri umani gestiscono le risorse disponibili.

La consapevolezza delle suddette implicazioni è cresciuta progressivamente, come dimostrato da importanti eventi delle Nazioni Unite (ONU).

Nel 1972, durante la Conferenza di Stoccolma sull'Ambiente Umano (UNCHE), Indira Gandhi, primo ministro dell'India, ha individuato l'importanza dei legami tra povertà e ambiente dichiarando che "la povertà è il peggiore inquinamento."

Nel 1990, il primo rapporto annuale sullo sviluppo umano (HDR) affermava che “le persone sono la vera ricchezza di una nazione”, un paradigma utile per promuovere e valutare le politiche di inclusione sociale. Il rapporto del 1990 e quelli degli anni successivi hanno esaminato la relazione tra sviluppo e qualità della vita umana, libertà sostanziali e opportunità di scelta, tenendo in debita considerazione che la povertà è una delle più grandi minacce per l'ambiente, e il danno ambientale rafforza la povertà. Essendo incentrati sulle persone, i rapporti hanno usato indici relativi alla salute, all’istruzione e al tenore di vita (HDI), alla disuguaglianza di genere (GII), alla povertà multidimensionale (MPI) e alla disuguaglianza di sviluppo umano (IHDI).

Nel 1992, la Conferenza su Ambiente e Sviluppo (UNCED, tenutasi a Rio de Janeiro) ha riconosciuto pienamente il compito essenziale di eliminare la povertà come un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile, al fine di ridurre le disparità nel tenore di vita e soddisfare meglio i bisogni della maggioranza della popolazione nel mondo (Principio 5 della Dichiarazione di Rio). La Conferenza ha approvato l'Agenda 21 come un vasto e dinamico programma d’azione per il 21° secolo, da attuare tramite strategie nazionali di sviluppo sostenibile (NSDS) e processi di Agenda 21 Locali che incorporano politiche di inclusione sociale e forniscono indicatori relativi alle diverse dimensioni nazionali e sub-nazionali. Il Capitolo 3 dell’Agenda 21 riguarda la lotta contro la povertà e afferma che una strategia efficace per affrontare contemporaneamente i problemi della povertà, dello sviluppo e dell’ambiente deve concentrarsi su risorse, produzione e persone, tenendo conto delle questioni demografiche, del miglioramento della salute, dell’istruzione, dei diritti delle donne, del ruolo dei giovani, delle popolazioni indigene e delle comunità locali, nonché della partecipazione democratica facilitata dal miglioramento dei processi di governance.

Nel 1995, il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sociale (WSSD) ha sottolineato che la povertà ha varie manifestazioni, tra cui: mancanza di reddito e di risorse produttive sufficienti a garantire condizioni di vita sostenibili; fame e malnutrizione; malattie; limitato o mancante accesso all'istruzione e ad altri servizi di base; aumento di morbilità e mortalità da malattie; mancanza o inadeguatezza di alloggi; ambienti insicuri; discriminazione ed esclusione sociale. La povertà è inoltre caratterizzata da una mancanza di partecipazione al processo decisionale e alla vita civile, sociale e culturale".

Nel 2000, la Dichiarazione sugli Obiettivi di Sviluppo nel Millennio (MDGs) ha promosso la riduzione della povertà a livello mondiale, come impegno integrante di un approccio che rafforza i diritti umani e la solidarietà, la tutela dell'ambiente e delle persone più vulnerabili, la democrazia e la buona governance.

Nel 2001, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (E/C.12/2001/10) ha approvato una definizione multidimensionale della povertà, che riflette la natura indivisibile e interdipendente di tutti i diritti umani, già affermata nella Dichiarazione Universale del 1948 sui diritti dell'umanità. Secondo tale definizione, la povertà è una condizione umana caratterizzata da privazione prolungata o cronica di risorse, capacità, scelte, sicurezza e potere, necessari per assicurare il diritto a un adeguato livello di vita e per godere degli altri diritti civili, culturali, economici, politici e sociali ".

Nel 2002, il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (WSSD, noto anche come Rio + 10) ha approvato il Piano d’Implementazione di Johannesburg (JPOI). Questo piano ha ribadito un approccio che sottolinea i legami tra la riduzione della povertà, lo sviluppo umano, la tutela dell'ambiente e l’uso saggio delle risorse naturali come obiettivi generali dello sviluppo sostenibile.

Nel 2010, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato le linee guida per far avanzare l’impegno sui MDGs oltre il 2015.

Nel 2012, la Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile (UNCSD, nota anche come Rio + 20) ha evidenziato il contributo dell'economia verde alla riduzione della povertà e allo sviluppo sociale.